I TESORI DELLA MAJELLA

                                

dA    SERRAMONACESCA ………….  a     RAPINO

 

 

…………….da una proiezione di dipositive presentate al pubblico nel 1994,presso la Sezione di Chieti del Club Alpino Italiano…..

 

                                       a cura di Gianni di Muzio

                                        e Carlo Di Tizio

 

Presentiamo la prima parte di una serie di diapositive sugli EREMI della Majella e del Morrone, di antichi Monasteri, suggestivi luoghi di culto, Manieri e arcaici insediamenti, che ancora resistono al tempo qui  sulla Majella.....

  

 1-                                                     SERRAMONACESCA

 

 Da quota 276, in una terra pittoresca, ricca di vestigia storiche, posta al margine del selvaggio vallone dell'Alento, si prosegue, in direzione a monte del paese, fino alla cappella di S.Maria

 

Serramonacesca

 

2-                                                                                                                                      LE TOMBE RUPESTRI

 

Un sentierino riscende la valle, alle sorgenti del fiume Alento, proprio sotto Serramonacesca.

Quì, è stato rinvenuto un complesso di tombe rupestri, tra le forre scavate dalle acque impetuose  e una folta vegetazione.

 

Le Forre dell’Alento

 
Serramonacesca :

 

 

 Nella zona, il corso dell'Alento attraversa un tratto selvaggio della valle, ed è noto come nell'antichità in questi luoghi, ritenuti sacri, venissero compiuti riti pagani propiziatori; si è riconosciuta anche l'esistenza, in questi ambienti suggestivi, di un "culto delle acque", per l'importanza essenziale che questo elemento ha sempre avuto per la vita...

 

3-

Diverse grotte, tra i 4 e i 6 metri di larghezza, ci appaiono incavate nella roccia, e sospese tra le pareti calcaree e il corso d'acqua;  internamente vi sono delle nicchie scavate nella roccia, mensole e vasche, mentre all'ingresso si vedono scanalature e un frontone scalpellato, segni evidenti di adattamenti dell'ambiente al ricovero dell'uomo nell'antichità.

 

 

 4-

 Si ritiene che le cavità più grandi siano state occupate nel medioevo anche dai monaci, come romitori di preghiere e celle eremitiche; ma altre tracce rinvenute fanno ritenere che nell'antichità queste grotte fossero utilizzate come luoghi di sepoltura, come si rileva dalle nicchie incise come sarcofaghi.

 

Serramonacesca: la roccia calcarea

Scavata come…….un sarcofago…

 La cavità scavata nella roccia, si presenta come un arcosolio, con un sarcofago la cui dimensione poteva contenere un corpo disteso, ricoperto da una lastra in pietra, di cui non resta traccia.

 

 

 

                                        S. LIBERATORE A MAJELLA

 

5- Risalendo le forre dell'Alento, ci si presenta davanti il maestoso Monastero di S. Liberatore a Majella: il tesoro più grande di Serramonacesca; l'insediamento più antico dei benedettini in Abruzzo.

 

Serramonacesca : S.Liberatore a Majella

 

Questo monastero è certamente anteriore al IX secolo: gli studiosi fanno risalire il primo impianto all'anno 781 d.C., per opera dello stesso Carlo Magno; è comunque precedente all'arrivo dei Franchi ed è successivo alla ricostruzione dell'Abbazia di Montecassino.

 La struttura originaria andò completamente distrutta nel terribile terremoto del 990 e fu ricostruita su nuove basi dall'abate Teobaldo nell'anno 1007, con la pianta dell'attuale Abbazia.

 

 6-La costruzione comprendeva un grande chiostro affiancato al monastero, che si estendeva fino al greto dell'Alento a pianta quadrata; questo chiostro è andato completamente distrutto e ci resta una pianta del Cenobio, con il chiostro e la torre a 5 piani, in un affresco di Michelangelo Monsa, nell'interno dell'abbazia.....

 

Serramonacesca : San Liberatore a Majella

 

7- La torre campanaria, nella ricostruzione di Teobaldo, si ritiene originariamente di due piani più elevata, visibile a grande distanza, che doveva dare con il convento una visione imponente dell'intero complesso.

 

 La torre campanaria di S.Liberatore

 

8- I ben conservati absidi ci mostrano la grandiosità e le dimensioni dell'abbazia a tre navate; il basamento del pavimento è stato volutamente costruito in leggera pendenza, nella previsione del deflusso delle acque, in caso di piena dell'Alento, che nel passato mostrava di più la sua forza torrentizia.....

 

Interno  della

Chiesa di San Liberatore a Majella

 

9- Il monastero di S. Liberatore a Majella fu importante prepositura di Montecassino, con abati di grande prestigio, come il citato Teobaldo, Bertario, Desiderio, Bernardo ed altri....

Erano i monaci benedettini, che avevano reso grande e famoso il monastero di S. Liberatore e fatto conoscere nella cristianità quel luogo di Serramonacesca.

 

Abside di S.Liberatore

 

10- L'interno si presenta maestoso, con le sue tre navate. La dimensione di 45 metri per 21 è la pianta tipica delle basiliche romane; alta 16 metri, la badia si presenta al visitatore ancora più imponente, con i suoi pilastri a base quadrata, che danno maggiore solidità al complesso e sorreggono la struttura della copertura delle ricostruite capriate lignee.

 

S.Liberatore a Majella

                                                 Interno a 3 navate

 

 Il pavimento a mosaico del XIII secolo, di scuola cosmatesca, originariamente esteso su tutta la navata centrale, oggi è stato risistemato per l'area recuperata e lo si può ammirare passando lateralmente, tra il transetto e il pulpito.

 

11- In corrispondenza delle tre navate vi sono tre accessi dal portale.          Lateralmente una porta conduceva anticamente al chiostro e l'altra al cimitero dei monaci.    Queste strutture non esistono più, nè resta l'antica copertura a crocera del presbiterio; il pulpito è stato recuperato e risistemato al posto originario.

 

 

12- La facciata è di scuola lombarda; il portico, costruito nel '600, non è giunto fino ai nostri giorni; nello spazio di facciata sono ricavate tre finestre monofore, un portale centrale e due laterali; l'architrave è datato 1180.

 

S.Liberatore a M.:….Facciata e Torre

 

13- L'abside di centro presenta un coronamento ad archetti pensili, con pregevoli sculture delle cornici; tutta la muratura delle absidi e della chiesa è in blocchi calcarei della Majella.

Dalla parete a valle che si diparte dall'abside, si notano ancora le tracce dell'attacco degli archi dell'antico chiostro.

 La torre campanaria, in pietra concia, è a pianta quadrata e si eleva, oggi, su quattro piani; la base della torre presenta un'apertura sul piazzale; ogni piano superiore presenta delle finestrature, da quella monofora del primo piano alla finestra trifora dell'ultimo.

 

S.Liberatore a Macella

La torre campanaria a 4 livelli…..

 

 

 Il monastero di S. Liberatore a Majella possedeva molte proprietà, terreni, case, castelli e sotto la sua giurisdizione vi erano diverse entità monastiche, da S. Maria di Cartegnano a Bussi, a S. Salvatore di Rapino, a S. Eufemia di Fara Filiorum Petri, a S. Martino in Valle di Fara S. Martino;     raccoglieva decime e rendite dalle molte proprietà terriere del circondario.

 

                               LA TORRE DI POLEGRO

 

14- Distante un Km. in linea d'aria a Sud-Est dell'abbazia di S. Liberatore a Majella, sorge in alto, su uno sperone roccioso ben visibile, la torre di Polegro o meglio ciò che resta di un antico castello appartenuto ai monaci di Montecassino per mezzo della prepositura stessa di S. Liberatore.

 

Serramonacesca :

                                                    la torre di Polegro

 

15- L'impianto originario si fa risalire al IX secolo, mentre la torre è stata fortificata nel XII secolo ed utilizzata come punto d'avvistamento contro le incursioni saracene che terrorizzavano e depredavano l'Abruzzo fino al XVI secolo;  sul posto restano le tracce dell'antico castello, con i basamenti delle mura e delle costruzioni interne e i resti diroccati della torre a base circolare.

 

La torre di Polegro

 

16- Poco distante, a Nord- Ovest dell'abbazia, su un altro colle, a quota 473, sfida ancora il tempo il sinistro CASTEL MENARDO, dell'XI secolo, compreso tra i possedimenti del monastero benedettino.

 

 

 

 

Serramonacesca: Castel Menardo

 

Inaccessibile dalla parete Nord, il maniero conserva ancora le mura squadrate e alcune stanze;    la costruzione è stata fatta di materiali locali e pietre calcaree. Un sentierino ripido consente l'accesso dal lato Sud, con l'ultimo tratto tra roccette.

 

Serramonacesca: Castel Menardo

 

 Si sa che Castel Menardo ospitava una temuta guarnigione di gendarmi, a difesa del monastero di S. Liberatore a Majella, e il presidio aveva anche funzioni esattoriali delle decime nel circondario...

 

                               S.ONOFRIO

                                             SERRAMONACESCA

 

 17-Riscendendo a Serramonacesca, ci si inoltra fuori dell'abitato per una strada che sale verso la frazione di Breciarola;    ad un tornante, a quota 576, inizia un sentiero percorribile solo a piedi, che si alza verso il monte e che si dirama lateralmente alla Valle dell'Alento, tra una folta vegetazione.

 

 Coprendo un dislivello di 140 mt., si risale la valle; si alternano lungo il percorso vedute maestose della Majella, passando da colli scoperti a boschi di alti faggi, e poi tra arbusti di ginepri e bassi cespugli.

 

 A primavera si fa intenso il profumo delle ginestre dei carbonai, con intere macchie di queste fioriture gialle; si sente in lontananza l'acqua di un rio che affluisce all'Alento. E' in questi luoghi di selvaggia bellezza che trovavano i loro eremi gli anacoreti, per immergersi nella contemplazione del creato e nella preghiera...

 

18- Emoziona ripercorrere questi sentieri, che nei secoli addietro furono percorsi dai monaci e da sempre meta di fedeli e di pastori. -Nella viva roccia restano i segni delle scalette scolpite...chissà in quale epoca...e da chi...

Serramonacesca

……..sulla roccia appare incisa una scalinata…..

 

 A quota 655, risalito l'ultimo dosso, dietro una immensa parete rocciosa...ecco d'improvviso apparire l'eremo……

 

Serramonacesca:S.Onofrio

 

19- L'eremo di S. Onofrio, che ha dato il nome anche all'intera valle che abbiamo in parte risalita, ci si presenta con un’ immagine pittoresca che stupisce a prima vista, per la sua ubicazione sotto una grande parete, in quella valle boscosa e in  ambiente suggestivo.

L'antico eremo di S. Onofrio, risalente al XIII secolo, in origine doveva essere una piccola cella, sorta in una rientranza della roccia, prima di essere costruita alle dimensioni della chiesa.

 

Serramonacesca:S.Onofrio

 

20- Alcuni  buchi nella parete, sopra la volta dell'attuale costruzione, sono le tracce evidenti del sostegno delle travature dell'antico romitorio, certamente di dimensioni più ridotte della costruzione attuale, rifatta a spese e opera dei fedeli di Serramonacesca.

 

 

 

Sotto il basamento dell'eremo un profondo sgrottamento fa accedere a un lungo cunicolo, ora ostruito e non percorribile, che la leggenda vuole collegata nell'antichità al Castel Menardo...

 

 La chiesetta, lunga 8 mt., si presenta con tre finestroni slanciati, con ampie vetrate per dare luce all'interno, coronati da archi a tutto sesto.

Affiancato alla chiesetta, con comunicazione interna, un'altra costruzione era adibita ad alloggio dei monaci e foresteria.

 

Serramonacesca:S.Onofrio

 

21- Nei pressi dell'eremo un'antica fonte, che i fedeli hanno chiamato la "sorgente di S. Onofrio", assicura al luogo la preziosa acqua, incanalata fino a delle vasche, per rifluire poi al torrente che scende a valle.

 

la fonte…..di S.Onofrio

 

22- La facciata, esposta a Sud, larga 7 mt., è a frontale piatto, con un portale semplice, sovrastato da un rosone circolare, che dà altra luce all'interno. Corona la parte superiore della facciata un piccolo campanile a vela...

 

23- Sulla rupe che domina l'eremo,in una nicchia scavata nella roccia, in posizione inaccessibile, una statuina della Madonna è il segno più recente della devozione dei fedeli di Serramonacesca.

 

24- Il tetto, rifatto in tegolato di argilla, si distacca dalla parete rocciosa in pendenza laterale rispetto al frontale; la muratura è in blocchi squadrati, del tipico calcare bianco della Majella.

 

25- L'interno non è affrescato: si presenta di grande semplicità,ma di effetto suggestivo, sorgendo l'intera costruzione a ridosso della rientranza della parete rocciosa e davanti all'antica cella originaria.

 

 Dall'apertura laterale interna della chiesetta si accede all'oratorio e ai locali dell'altra costruzione e della foresteria.

 

26- Solo il frontale dell'altare e della nicchia del Santo si presentano con una leggera colorazione rosso mattone, prospicente la disposizione dei banchi per i fedeli.

 

Oltre l'altare, un'apertura nella parete fa accedere alla parte più antica dell'eremo, sotto lo sgrottamento naturale, ove si trova il giaciglio del Santo Eremita, che quì si raccoglieva in preghiera...

 

Interno di S.Onofrio

 

27- S. Onofrio..., che la credenza popolare ci raffigura nudo e coperto dalla sua sola barba e dai suoi capelli...

 S. Onofrio

S.Onofrio……. provato dai lunghi digiuni e dalla vita di stenti, come ce lo ha descritto San Panunzio, suo discepolo, che lo ritrovò così sui monti della Majella, dopo 40 anni vissuti in completa solitudine...

 

28- LA CULLA DI S. ONOFRIO, che si trova dietro l'altare...

La tradizione vuole che l'afflitto da dolori addominali, intestinali e della pancia in genere, distendendosi sul giaciglio del Santo Eremita, possa guarire dai suoi mali.

 

…la culla….di S.Onofio

 

Questo rito ci richiama alla mente quello della "strofinazione", per guarire dai mali del corpo, praticato dai fedeli nell'altro eremo di S. Onofrio al Morrone.

 

29- Nella parrocchiale di S. Antonio a Serramonacesca si festeggia il 12 e il 13 giugno il Santo Patrono, insieme a S. Onofrio, che la devozione dei fedeli venera nello stesso giorno...

 

 Una grande croce in legno viene cosparsa di sostanza bituminosa e accesa la notte, in segno di venerazione dei santi patroni: il rito è chiamato "fuoco di S. Onofrio".

 

 

30- Il giorno dopo un lungo corteo di fedeli si reca  in pellegrinaggio all'eremo di S. Onofrio e la statua della parrocchiale viene portata in processione. Nella processione viene mostrata questa statua , in quanto la tradizione popolare vuole che la vera statua del Santo venga lasciata nell'eremo dopo un evento miracoloso. Infatti, si racconta che un lontano anno la vera statua di S. Onofrio portata a Serramonacesca e tenuta la notte nella parrocchiale, il mattino seguente era scomparsa e ritrovata nella sua nicchia, nell'eremo...

Nel ritornare il Santo volle lasciare lungo il percorso il segno del suo passaggio sulla viva roccia e ancora oggi, nei pressi dell'ultima balza rocciosa, prima dell'eremo, si notano delle orme...

 

                                       I THOLOS DELLA MAJELLA

 

31- Sopra Serramonacesca, continuando sulla strada che dalla frazione Breciarola conduce al Colle del Faggio, sui mille metri di altitudine  e inoltrandosi in sentieri scoperti e panoramici  in direzione di Vallelunga, si trovano numerosi insediamenti pastorali.

 Si attraversano campi alti, una volta coltivati, e terrazzamenti e si scoprono stazzi di pastori e capanne in pietra, quelle caratteristiche costruzioni in pietra, i “THOLOS”, tipiche costruzioni della Majella, adibite nel passato a dimora temporanea di pastori e contadini.

 

Tholos…..capanne in pietra

 

32- Queste arcaiche capanne  denominate localmente in modo diverso…… " casuni", " pajare", " procoj"…. sono interamente in pietra calcarea della Majella, talvolta squadrati, ma, più spesso, allo stato naturale in blocchi sistemati ad arte, una su l'altra, per "aggetto", senza alcuna lavorazione e in assenza assoluta di malte o leganti.

La tecnica costruttiva della capanna, difficile ad imitarsi, è quella di restringere l'aggetto delle pietre verso la cupola, fino a formare una costruzione stabile e chiusa, di forme varie, per lo più emisferiche o tronco-coniche.

Dall'esterno si possono presentare anche a forma di gradoni, a spirale elicoidale, o tozze e piramidali…… molto primitive.

 

Tholos

                                                                   Valle Giumentina

 

33- Queste capanne in pietra hanno una sola apertura per l'ingresso, sorretta da un architrave, anche se sono note altre tipologie d'ingresso, come due blocchi disposti a sesto acuto o conci squadrati disposti a tutto sesto; a volte un'altra apertura è al vertice della cupola, per lo sfogo dei fumi e luce all'interno.

 

interno del tholos

 

 Sia l'ingresso che il foro in alto potevano essere ostruiti da manufatti in legno, da chi occupava la capanna e rimossi per l'accensione di fuochi all'interno, per cucinare e riscaldare; varie nicchie e mensole inserite nelle costruzione di pietre, fungevano da ripostiglio e deposito di attrezzi.

 

 Alcuni insediamenti pastorali sono formati da complessi di più capanne in pietra  collegate con  mandre, muretti a secco e stazzi per le pecore.

 

                        SANTA MARIA DEL MONTE DI PRETORO (Madonna Della Mazza)

 

34- Da Colle del Faggio, per il vecchio sentiero della Cerchiara, riscendiamo la Valle della Madonna, nel circondario di Pretoro. Il toponimo prende il nome da un antico eremo, altro tesoro della Majella, divenuto poi un  santuario dedicato a S. MARIA DEL MONTE.

 

S.Maria del Monte

…………………..la Madonna della Mazza……

 Stiamo ancora su una quota di 1000 mt, anche se la località è raggiungibile facilmente in auto.

 

Visitiamo la chiesetta di montagna che i devoti di Pretoro venerano e chiamano "MADONNA DELLA MAZZA".

 Il primo impianto del romitorio risale al XIII secolo, come è stato accertato da un "REGESTO" ….. pergamene conservate nella Curia Arcivescovile di Chieti.

Rifatta nel passato e ristrutturata, la chiesetta è rimasta inalterata nelle sue forme essenziali e nella planimetria.

 

S.Maria del Monte

 

35- La chiesa, che è a unica navata, si presenta a pianta rettangolare di 16 mt. x 6, costruita in blocchi squadrati della bianca pietra calcarea della Majella. Nel restauro una porta d'accesso laterale è stata murata ed è ancora visibile l'arco di volta.

 Sul retro l'abside si presenta semicircolare nella sua forma originaria, a complemento della pianta rettangolare della chiesa.

 Sul frontale un bel portale con due colonnine a torciglione ai lati, coronate con un archivolto a tutto sesto incassato nella parete. La facciata, terminante a triangolo, si presenta senza finestre e la copertura, senza campanile, è stata rifatta in tegolato.

 

 

 A fianco della chiesetta una più antica costruzione, sotto sgrottamento, doveva essere il romitorio, l'eremo originario, sul quale si sviluppò l'alloggio di alcuni monaci, ora diruto.

 Il Santuario rientrava, nel passato, tra i possedimenti della badia di S. Maria Arabona a Manoppello, quindi dei cistercensi, come viene riportato in uno scritto del Verlengia.

Quella piccola costruzione, ora distrutta, a fianco della chiesa, ospitò, nei secoli addietro, monaci ed eremiti;     alla fine dell'800 tutto il complesso conobbe distruzione e abbandono, fino alla ricostruzione della chiesetta da parte dei fedeli di Pretoro, che venerano, ancora oggi, devotamente la Madonna.

 La statua della Madonna, che regge in una mano il Bambinello e nell'altra uno scettro, è situata in una nicchia sopra l'altare: i fedeli identificano lo scettro in un piccolo bastone, da cui la denominazione della "Madonna della Mazza".

 Ogni anno i fedeli prelevano la Statua per portarla nella parrocchiale di Pretoro-S. Andrea, dove rimane per almeno due mesi, prima della processione che la riporta al Santuario.

 La Madonna si festeggia la prima domenica di luglio e questi festeggiamenti culminano proprio con una processione da Pretoro all'eremo di S. Maria del Monte.     I fedeli raccontano di un evento miracoloso, avvenuto un lontano anno, che ci ricorda quello analogo di S. Onofrio: una nevicata fuori stagione impedì la processione e la statua della Madonna fu lasciata nella parrocchiale. Questa, però fu ritrovata, il giorno dopo, nella sua nicchia nel santuario, mentre sulla neve fresca, davanti all'eremo, si distinguevano chiaramente delle orme.

 

                                       S.SALVATORE DI RAPINO

 

36-Percorrendo l'antico sentiero di montagna, che da Serramonacesca porta ai 1019 metri della Madonna della Mazza, si prosegue sulla stessa altezza, attraversando le valli dell'Angelo e del Foro, fino al colle Sciarrocca.

L'ultima discesa ci porta davanti la boscosa valle del torrente dell'Acquafredda.

 Sorgeva quì, a quota 785, alla confluenza della valle dell'Acquafredda con il fosso Sterparo, un antico monastero benedettino dipendenza di S. Liberatore a Majella, oggi ridotto a miseri ruderi, ma nel suo massimo splendore negli ultimi secoli prima del mille: San Salvatore di Rapino o allo Sterparo o in Rivosecco.

 Questi miseri resti sono la sicura localizzazione dell'antico cenobio, le cui pietre squadrate, e alcune anche lavorate, sono disseminate nel terreno o usate in costruzioni e muretti di cinta, nel circondario di Rapino e di Pretoro.

 Ci è nota la conservazione integrale del portale ligneo dell'abbazia di S. Salvatore a Majella, rifatto nel 1630, oggi esposto nella parrocchiale di S. Domenico di Pretoro. Questo artistico portale finemente intarsiato, dal disegno originale di figure a rilievo, è considerato un capolavoro dell'arte della lavorazione del legno.

 

La porta intarsiata….di S.Salvatore

 

 A Pretoro si conserva anche la campana bronzea del monastero, montata su un antico campanile a vela che domina dall'alto, il paese.

 Non conosciamo le dimensioni dell'abbazia, poichè questi ruderi giunti ai nostri giorni, oltre alla spoliazione di pietre per altre costruzioni, hanno subito anche il disperdimento conseguente ad una vasta frana nella zona, a ridosso del torrente dell'Acquafredda.  Si intravedono nei resti dell'antica costruzione due locali, forse del convento, ma non resta traccia della chiesa di S. Salvatore.

 Dalla distruzione del cenobio, oltre alla bella porta in legno intagliato, si è salvato ilportale  in pietra scolpita, oggi incastonato nel frontale della stessa parrocchiale di Pretoro.

 Sappiamo della ricostruzione di Trasmondo per una antica pergamena del 1025, che riporta la donazione del monastero all'Eremita Giovanni da parte dei conti teatini. Sui confini trascritti si cita:"...per summitatem collium descendunt ad ime Vallium, comprehendentes Collem de ROCCA TOTUM...e Civitatem de TAZZE".

 L'importante cenobio della terra Marrucina, che ebbe un periodo fiorente anche dopo i primi secoli dopo il 1000, ospitò uomini importanti come: Desiderio abate di Montecassino e papa Vittore III.      A S. Salvatore si sà che furono annessi i cenobi di S. Barbato di Pollutri, nel 1043 e di S. Clemente di Guardiagrele, nel 1056.

                               TORRE DEL COLLE E LA GROTTA DI RAPINO

 

37- Poco distante dai resti del Monastero, sulla stessa sterrata che scende dalla valle Acquafredda, in una località ad ovest del Fosso Sterparo, identificata con il toponimo di "TAZZE", resiste ancora il rudere della TORRE DEL COLLE, che si ritiene avamposto dello stesso complesso abbaziale di S. Salvatore nella ricostruzione dell'XI secolo.

 La Torre del Colle, oggi in precario equilibrio, è così denominata per la sua posizione che domina la valle. Tutta la zona localizza importanti reperti storici e archeologici, nonostante le deturpazioni di vaste cave a cielo aperto  per l'estrazione di pietre calcaree della Majella.

 la Torre del Colle

 

 

Proprio sotto il colle, dove scorre il rivo di Fosso Sterparo, nascosto tra la vegetazione, vi è l'ingresso della ben nota GROTTA DI RAPINO, ove Teodoro Mommsen, nel 1840, ritrovò la famosa tavoletta di bronzo contenente iscrizioni nell'antico alfabeto Marrucino.

 Nella grotta vi sono ancora i segni degli scavi del Radmilli del 1954, alla ricerca delle tracce delle antiche popolazioni del luogo e delle origini dei Marrucini.    Le iscrizioni di origine sabellica della lamina bronzea rinvenuta, che inizia con la frase "AISOS PACRIS TOTAI MAROUCAI LIXS", è diretta alla civitas Marrucina e contiene una invocazione a Giove Padre dei Sommi Sacerdoti, interpretata come una legge diretta alla comunità che abitava quei luoghi.

All'ingresso dell'immensa grotta, di 56 mt. di lunghezza per 36 e alta 12 mt., resta ancora visibile un muretto lungo una diecina di mt. e misere tracce di una costruzione medioevale, che si ritiene un eremo o una chiesetta sotto grotta, che qualche studioso identifica in "S. Maria de Cryptis".

 

la Grotta del Colle

 

 In questa grotta sono stati trovati reperti e oggetti appartenuti alle antiche popolazioni insediate in questi luoghi.

Nella zona è stata rinvenuta anche la famosa statuina nota come "la Dea di Rapino", un bronzetto votivo che raffigura una sacerdotessa offerente, conservata al Museo di Chieti.

 

                               TOUTA MAROUCA

  CIVITA DANZICA

 

38- Poco distante dalla Grotta di Rapino, per un antico sentiero che si diparte dalla località "Corno d'Oro" di Vicenne, nei pressi di una grossa cava di pietre, ci si inerpica su un colle alto 627 metri, salendo su quella che ancora oggi viene chiamata "La Costa delle Prete della Civita", ove  anche a distanza, sono visibili delle mura megalitiche.

 La salita non è agevole e il sentiero a tratti è incerto e ricoperto dalla vagetazione; ci si lascia guidare dall'intuito, scegliendo tratti più facili della costa, dirigendosi verso dei terrapieni sostenuti da grossi blocchi di pietra messi dall'uomo, e da resti di lunghe mura costruite a secco, antiche di secoli.

 Superate queste costruzioni, da camminamenti, tra rovi e roccette, si giunge su un pianoro.    Dall'alto si ha subito una visione panoramica della zona, che dal lato ovest presenta un paretone inaccessibile, con uno strapiombo di 100 metri, verso la Valle Rossa, e dal sentiero di salita presenta i resti di quelle mura, che ci accorgiamo essere i resti di un antico muro poligonale, una vera cinta urbica perimetrale dell'intero lato est del colle.

 

l’Acropoli di Touta  M.

 

39- Ci troviamo sul colle identificato con il toponimo di "DANZICA"; ci è nota anche una pianta della località 

riportata dal Cianfarani su una pubblicazione, ove la parte sommitale di questo colle, indicata con il nome di

 "CIVITA DANZICA" , viene ritenuta l'antica TOUTA MAROUCA, il primo insediamento delle popolazioni

Marrucine.

Il pianoro, che si estende su una superfice ovale di circa 300 metri di lunghezza per 100 di larghezza, presenta diverse tracce sul terreno roccioso di scalpellature, a simiglianza di basamenti di antiche costruzioni (fondi di capanna), che con le murature di pietre a secco, ben potevano avere anche la parte aerea probabilmente in legno, e quindi dispersa.

Dalle rocce scavate e lavorate, si intravede, in un promontorio a sud del pianoro, la localizzazione che poteva essere dell'acropoli, il nucleo anche più difendibile nella parte più alta che domina lo strapiombo a ovest, verso la Valle  Acquafredda che risale la Majella e le mura più alte a est, che domina la valle verso Rapino.

 Citando Mommsen, che basava i suoi studi su Plinio e Strabone, per l'epoca romana il centro principale del popolo Marrucino è identificabile certamente in Teate.

Ma riscoprendo questi resti, vogliamo citare anche l'archeologo Hofman, che riteneva certi in loco anche alcuni "pagus" delle popolazioni Marrucine, preesistenti alla civiltà romana, e databili come esistenza fino al IV secolo a.c..

 

la Valle Rossa da Colle della Civita

 

40-Il toponimo di questo luogo è "Colle della Civita"; localmente il posto è conosciuto come "Civita Danzica"; la stessa locuzione della "Tabula Rapinensis" ritrovata nella Grotta di Rapino, cita "TOTAI MAROUCAI"; la pergamena della donazione di Trasmondo del monastero di S. Salvatore cita la "Rocca Totum" e la "Civita de Tazze".

Noi, vedendo questi resti e l'interesse che suscita il posto, vogliamo stimolare alla riflessione e a studi più approfonditi sulle origini dei Marrucini, che quì inizialmente si stanziarono.......